Gli sfollati fotografati da Federico Patellani – Milano 1943

Il fotografo Patellani esegue una sequenza di scatti nell’agosto del 1943, all’indomani dei terribili bombardamenti che avevano trasformato la città in un cumulo di macerie. Per la verità l’esodo fuori città era già iniziato nei primi mesi del 1943. Le famiglie più abbienti avevano dato l’esempio, abbandonando le dimore cittadine e aprendo le residenze di campagna, meno soggette al rischio di bombardamenti e più facili da approvvigionare con i cibo prodotto dalla campagna circostante. Si popolarono le zone della Brianza e del varesotto, le preferite per la vicinanza con la Svizzera, il contrabbando con la quale garantiva un buon tenore di vita. Gettonato era anche l’Oltrepò pavese, tutte zone che consentivano un efficiente collegamento giornaliero con Milano e dunque rendevano possibile il pendolarismo.

Sfollati

I più previdenti e i più agiati tra i milanesi, quelli che possedevano una cascina o una casa di campagna, avevano letteralmente svuotato le abitazioni cittadine, portando via non soltanto i generi di prima necessità ma anche suppellettili, quadri, mobili e in generale tutto ciò che di prezioso poteva essere trasportato. Gli altri grandi esodi di sfollati si sarebbero avuti nell’agosto del 1943. Le persona più fortunate prendevano d’assalto autobus e treni già nel pomeriggio all’indomani del bombardamento e raggiungevano i famigliari sfollati nelle località sopra citate. Per gli altri non restava che armarsi di pazienza e raggiungere la periferia, in bicicletta o a piedi, per trascorrere la notte nei campi, dove si formavano accampamenti sotto le stelle.

 

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