Concerto di inaugurazione della Scala

Nel maggio 1945, quando Antonio Ghiringhelli viene nominato commissario straordinario, fervono i lavori di ricostruzione del teatro alla Scala, iniziati da oltre un anno per espresso volere delle alte cariche fasciste. Il valore simbolico del Teatro, conosciuto in tutto il mondo, aveva indotto il regime a correre ai ripari per riportare in vita, in tempi brevi, la gloriosa istituzione.

toscanini

Quando si tratta di designare il direttore del concerto di inaugurazione per celebrare la rinascita del nuovo teatro, la scelta non può che ricadere all’unanimità su Arturo Toscanini. La fuga dall’Italia verso gli Stati Uniti nel 1939 aveva lasciato una ferita mai sanata nello spirito della città. A guerra finita sarebbero apparse delle scritte sulla facciata del teatro che inneggiavano al maestro, auspicandone il ritorno.

Il 21 aprile 1946 Toscanini salpa da New York alla volta di Milano, dove sarebbe giunto una settimana più tardi. In città l’emozione è palpabile, l’atmosfera febbrile come attestano le cronache dell’epoca, che seguirono passo passo gli spostamenti del maestro. Il primo maggio iniziano le prove: Puccini, Verdi, Rossini e Boito sono i nomi in programma. Dopo La Gazza ladra, il Gugliemo Tell e il Mosè è la volta di Verdi e del Nabucco. Per la cronaca dettagliata ci affidiamo alle splendide parole di Lucio Ceva. “La sera dell’11 maggio si inaugura la Scala ricostruita. Alla ripresa del coro, sulle parole O mia patria si bella e perduta, la bacchetta di Toscanini imprime un tale portamento di suono dal basso verso l’alto che tutto il teatro balza in piedi. Non canta solo il coro, cantano gli orchestrali e con loro il Maestro. Un empito profondo e contenuto, di chi sa poi rispettare anche i silenzi che della musica fanno parte. Toscanini, uomo non da cerimonie, il coro del Nabucco lo ha voluto solo al quarto posto […] Sul sagrato del Duomo il concerto è trasmesso dagli altoparlanti […] Nella coda per i biglietti, cominciata prima dell’alba del giorno avanti, un riconoscersi, un ritrovarsi. Lunghi racconti su com’era andata in quegli anni ingannano il tempo e la scomodità. Anche per momentanei appoggi di schiena al muro si fanno dei turni all’interno del serpente che, girando intorno al teatro, arriverà al botteghino in tarda mattina. Non mancano studenti squattrinati che la Scala dentro non l’hanno vista mai, che hanno fatto salti mortali per mettere insieme quanto basta a un ‘ingresso’ o a una ‘seconda galleria’”.

scala

Oltre trenta stazioni radio in tutto il mondo trasmettono il concerto in diretta. Milano ha finalmente celebrato il ritorno del Maestro, e attraverso di lui la propria voglia di riscatto, provando così a cicatrizzare quella ferita rimasta aperta dal 1939 e a ricomporre quella frattura eredità delle bombe che avevano inciso squarci che forse neppure il tempo avrebbe saputo sanare.

 

 

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