La strage di Gorla – Milano, 1944

È la tarda mattina del 20 ottobre 1944, quando il cielo terso a nord di Milano inizia a popolarsi di 36 aerei B24 del 451° gruppo. Gli stormi puntano decisi verso la stazione della Bovisa, il nosocomio di Dergano, la sede dell’Alfa Romeo al Portello e poi si dirigono verso ovest, fino a San Siro. Da lì una virata netta li riporta verso il centro, sopra la Stazione Centrale e quella di Greco, e poi verso nord dove sganciano sulla Pirelli e sulla Breda. I danni sono ingentissimi, anche se le sirene hanno consentito di limitare le perdite umane. In verità, si scoprirà poi, fu la più fallimentare delle missioni di guerra: una sequela di errori e di malfunzionamenti fece sì che l’attacco si risolvesse in una serie di lanci affrettati e casuali. Uno stormo, si scoprirà poi, aveva deviato addirittura di 15° dalla propria rotta. Sarebbe stata una normale giornata di bombardamenti, non di certo la prima, forse non l’ultima. Una delle tante insomma a cui i milanesi erano ormai assuefatti. Accadde però qualcosa quel 20 ottobre 1944 che farà di quel giorno un simbolo scolpito nella pietra e nella memoria di chi c’era e si era salvato, di chi aveva sentito il frastuono ed era accorso sul luogo del massacro e di tutti coloro che lo sentiranno raccontare infinite volte dai conoscenti, da uno zio, da un vecchio amico di famiglia. Dopo il piccolo allarme, un maestro della scuola Francesco Crispi di Gorla aveva fatto evacuare gli alunni della sua quinta classe invitandoli a raggiungere casa. Saranno tra i pochi a salvarsi. Il grande allarme era suonato pochi minuti più tardi, troppo pochi si dirà. Ancora meno ne erano trascorsi tra il suono dell’ultima sirena e l’arrivo delle prime bombe. La scuola Crispi viene centrata in pieno da una dirompente, sganciata proprio da uno degli aerei che, sbagliando rotta, si era liberato del carico. Si infila diretta nella tromba delle scale. È l’apocalisse. La strage degli innocenti avrebbe titolato una pubblicazione che riportava nella quarta di copertina un magnifico disegno di Mario Sironi. In un cielo plumbeo, senza contorno, aerei senza profilo sganciano bombe a grappoli su un gruppo di adulti in fuga che cercano di trarre in salvo un bambino. Perfetta sintesi degli orrori di una guerra che azzera la vita. È uno strazio, senza speranza, è la morte che insudicia, aveva detto Alberto Savinio.

strage di Gorla

Ci vorranno sette giorni per recuperare tutti i corpi e ricomporli nelle bare. I funerali pubblici si svolgeranno in Duomo. Nonostante la dichiarata inagibilità di parte della cattedrale e del sagrato, i milanesi si stringeranno a migliaia intorno al cardinale Schuster che celebra le esequie.

Il giorno dei funerali viene dichiarato il lutto cittadino. La ferita è di quelle che non si rimargineranno mai. Troppo orrore, troppa assurda ingiustizia è in quelle innumerevoli bare allineate per la messa solenne. La fine della guerra è alle porte, ancora qualche mese e tutto si sarebbe placato. Non la rabbia per quei morti, 205, quasi tutti bambini.

About the author
spirale