Dal 25 luglio all’8 settembre 1943 – Milano

Due date cruciali marcano la fatidica estate del 1943, il 25 luglio e l’8 settembre. Tra la deposizione di Mussolini firmata a larga maggioranza dal Gran consiglio del fascismo e l’8 settembre, data di entrata in vigore dell’armistizio, Milano è attraversata da scosse che la scuotono e la piegano.

Il 25 luglio cade di domenica. Da tempo sulle incertezze della guerra e sulle paure di nuovi attacchi aerei si è depositata una patina normalizzante che impone, quasi per spirito di sopravvivenza, abitudini e rituali consolidati. È il notiziario delle 23, che si ripeterà immutabile ogni due minuti, a segnare il punto di rottura. Una voce stentorea recita: “Roma annunzia che Mussolini ha rassegnato le dimissioni. Il re ha accettato le dimissioni di Mussolini. Il maresciallo Badoglio è il nuovo capo del governo”. I giorni seguenti sono febbrili. Vengono assaltati il covo fascista di via Paolo da Cannobio e la sede dei sindacati di Porta Vittoria. I prigionieri antifascisti dal carcere di S. Vittore sono tratti in libertà e il 26 si tiene una manifestazione che si chiude in piazza Oberdan.

Milano - 1944 Occupazione Tedesca Nell

Ovunque appaiono scritte contro il regime e si perpetrano piccole e grandi vendette contro gli aderenti al partito fascista. In via Conservatorio viene sottratto un busto di Mussolini alla sede della GIL e fatto a pezzi. Compaiono scritte inneggianti al ritorno di Toscanini, tra le quali spicca quella di un’anonima sostenitrice che verga con il rossetto: “Toscanini siamo stanchi di sentirti solo in disco”. In questo clima di vendette e incertezza si arriva all’8 settembre.

Con il “proclama Badoglio” viene reso pubblico l’armistizio firmato 5 giorni prima a Cassibile. Ne segue una grande confusione, dovuta alla scarsa chiarezza delle clausole di resa, interpretate come fine della guerra da parte dei soldati italiani, che iniziano in massa a deporre le armi e a far ritorno, sbandati, alle proprie case. La ritorsione da parte degli alleati tedeschi è quasi immediata, risolvendosi in una occupazione militare del territorio italiano non ancora sotto il controllo Alleato.

A Milano, il 10 settembre, si presentano in forze i  granatieri della Panzer Division della Waffen-Ss Leibstandarte Adolf Hitler. Scontri sporadici tra tedeschi e popolazione si registrano per tutta la giornata. Dal 12 settembre i tedeschi iniziano la sistematica occupazione di Milano, perquisendo i cittadini e fermando i militari, in violazione degli accordi stipulati con il generale Ruggero. Il mattinale del Comando del giorno 15 informa che Radio Milano risulta occupata. Da quel momento, e in via di peggioramento con l’arrivo dell’autunno, si presenta drammatica la situazione alimentare: le razioni assegnate a prezzi controllati – per ammissione degli stessi repubblichini – forniscono “meno di un terzo del fabbisogno minimo”.

A completare il quadro si aggiunge la mancanza di combustibile e di legna da ardere per affrontare i rigori dell’inverno: a fine anno l’indice relativo al capitolo riscaldamento e luce segna un aumento di ben 84 punti. Milano inizia così, al freddo e al buio, l’interminabile 1944.

 

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