Gino Chierici

Nello scenario culturale milanese degli anni Trenta e Quaranta, una delle figure più rilevanti per la storia cittadina è senza dubbio quella di Gino Chierici, architetto-restauratore e soprintendente del patrimonio artistico di Milano, che si adoperò nel tentativo di difendere il patrimonio culturale milanese. A lui e alla sua instancabile opera di salvaguardia dobbiamo la sopravvivenza del Cenacolo vinciano e del Ciborio di Sant’Ambrogio, per fare soltanto due esempi.

Fu grazie a figure come la sua, oggi quasi dimenticate, che Milano riuscì a salvare ciò che costituisce un ricco patrimonio comune e fu grazie a personalità dissimili ma animate da un comune amore per la città che quell’eredità poté esser custodita prima e valorizzata poi. Pensiamo, per citane solo alcuni, a Guido Ucelli di Nemi, a Costantino Baroni e Luigi Secchi.

Chierici

Grazie al diretto interessamento di Chierici presso le autorità competenti, già dal 1939 Milano vantava un piano per la difesa del patrimonio monumentale in virtù del quale era riuscito a far dotare il Comune di 370.000 sacchi e 19.000 metri cubi di sabbia da usare a protezione dei più rilevanti edifici civili e religiosi. Oltre a ciò, in accordo con il governo, predispose un piano di schedatura fotografica di tutti gli edifici più importanti in modo da poter attingere a una minuziosa documentazione per la ricostruzione degli stessi nel caso fossero stati colpiti dalle incursioni aeree nemiche. Il contributo specifico, illustrato dalle foto a corredo, è stato quello di puntellare le volte o le cupole dei maggiori complessi monumentali con impalcature di sostegno irrobustite, per garantire un irrigidimento e una maggiore tenuta, dalla presenza di sacchi di sabbia, quegli stessi sacchi che furono precauzionalmente posti a protezione del celebre Cenacolo vinciano, che soltanto grazie a questo semplice ma fondamentale accorgimento si sarebbe miracolosamente salvato.

La passione, la dedizione e l’entusiasmo che riusciva a trasmettere Chierici furono tali che, si racconta, le maestranze, pur in mancanza di garazie sulla retribuzione economica, si erano raccolte intorno al proprio condottiero disposte a lavorare gratis pur di garantire sicurezza al patrimonio civico cittadino.

L’attività e l’importanza di Chierici non si esaurisce però nel suo ruolo di salvaguardia dei monumenti nel periodo bellico. Nel dicembre 1935 aveva assunto l’incarico di soprintendente dell’Arte medievale e moderna di Milano, dedicandosi soprattutto agli studi sull’architettura paleocristiana e romanica. Subito prima dello scoppio della seconda Guerra mondiale aveva pianificato un importante programma di protezione, denominato “difesa antiaerea”, sui monumenti della Lombardia, riuscendo così a predisporre squadre di primo intervento non solo a Milano, come detto, ma anche alla Certosa di Pavia e in molti altri luoghi di interesse.

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